Gli intervalli (1ª parte)

Riassunto testuale lezione

La musica è un linguaggio universale che ci permette di esprimere e comunicare emozioni e sentimenti. Alla base della musica vi è il sistema delle scale musicali, che sono costituite da una successione ordinata di suoni di altezza diversa. I suoni che compongono la scala vengono chiamati anche gradi della scala. Si distinguono due tipologie di gradi: i gradi disgiunti e i gradi congiunti. I primi procedono in maniera saltuaria, ad esempio Do, Sol, Re, Si e così via. I secondi invece procedono in modo consecutivo seguendo l’ordine ascendente o discendente della scala, come ad esempio Do, Re, Mi, Fa oppure Si, La, Sol, Fa.

Quando si prende in considerazione la distanza tra due gradi della scala, si parla di intervallo musicale. L’intervallo misura appunto l’ampiezza in termini di gradi tra due suoni, comprendendo anche gli estremi. Il numero di gradi che separa i due suoni dà il nome all’intervallo: ad esempio l’intervallo tra Do e Sol, che distano tra loro cinque gradi (Do, Re, Mi, Fa, Sol) si chiama intervallo di quinta. Allo stesso modo, l’intervallo tra Re e Si, distanti sei gradi, prende il nome di intervallo di sesta. Due suoni che occupano lo stesso grado nella scala, quindi alla stessa altezza, non formano propriamente un intervallo ma sono detti all’unisono.

Gli intervalli che si possono avere sono: di seconda (distanza di due gradi), di terza (tre gradi), di quarta (quattro gradi), di quinta (cinque gradi), di sesta (sei gradi), di settima (sette gradi) e di ottava (otto gradi). L’intervallo di ottava è particolarmente importante in musica, tanto che i suoni vengono classificati appunto per ottave a partire dal Do centrale del pianoforte. Ad esempio si parla di Do centrale, Do prima ottava, Do seconda ottava e così via.

È importante notare che la presenza di eventuali alterazioni (diesis, bemolli, bequadri) accanto alle note non modifica il nome dell’intervallo, che dipende solo dalla distanza in termini di gradi della scala. Ad esempio Do-Re, Do-Re bemolle e Do diesis-Re diesis rimangono tutti intervalli di seconda. I tasti del pianoforte da soli dunque non sono sufficienti per identificare gli intervalli, ma bisogna fare riferimento al nome delle note e al numero di gradi coinvolti.

Oltre alle alterazioni semplici (diesis e bemolle) esistono anche le doppie alterazioni: doppio diesis, doppio bemolle e doppio bequadro. Queste hanno la funzione di modificare l’altezza di un suono di un tono intero anziché di un semitono. Il doppio diesis alza il suono di un tono, il doppio bemolle lo abbassa di un tono. Il doppio bequadro annulla l’effetto delle altre doppie alterazioni. Le doppie alterazioni sono sempre transitorie, cioè non compaiono nell’armatura di chiave di un brano, e servono per ottenere determinati effetti momentanei senza dover utilizzare gradi diversi della scala.

I semitoni, che costituiscono i più piccoli intervalli utilizzati in musica, possono essere di due tipi: diatonici o cromatici. I semitoni diatonici sono formati da due gradi congiunti della scala, ad esempio Mi-Fa, Si-Do, Sol-La bemolle. I semitoni cromatici sono invece formati da due note con lo stesso nome, una delle quali alterata, come ad esempio Do-Do diesis, Re-Re diesis. Le doppie alterazioni possono essere usate per trasformare un semitono diatonico in uno cromatico e viceversa, ad esempio trasformando Mi-Fa in Mi-Mi doppio diesis, equivalente a Fa.

La distinzione tra semitoni diatonici e cromatici acquista importanza quando si studiano concetti più avanzati di teoria musicale, come le diverse qualità degli intervalli e il sistema delle tonalità. Infatti, a seconda che un intervallo contenga semitoni diatonici o cromatici può assumere una qualità diversa e quindi una funzione diversa all’interno della tonalità in cui è scritto un brano musicale. La conoscenza delle qualità degli intervalli è fondamentale per poter comprendere a pieno l’armonia di un brano e come questo sia costruito.

Gli intervalli, nella loro varietà di ampiezze e qualità, sono dunque degli elementi basilari nella teoria musicale e nella pratica compositiva. La loro conoscenza permette di decifrare la struttura di una melodia, di un accordo, di un brano, e di comprenderne il senso armonico. Saper riconoscere e classificare correttamente gli intervalli è una competenza indispensabile per chi voglia addentrarsi nello studio della musica, sia dal punto di vista teorico che pratico-strumentale. La padronanza degli intervalli apre la strada alla comprensione di concetti via via più complessi, che costituiscono il bagaglio di conoscenze di un musicista professionista.

Oltre allo studio teorico, è importante esercitarsi anche dal punto di vista dell’ascolto nel riconoscere l’ampiezza e il tipo degli intervalli. Cantare o suonare intervalli assegnati è un ottimo modo per sviluppare questa competenza e per affinare il proprio orecchio musicale. Gli intervalli sono infatti onnipresenti in musica: li si ritrova nelle melodie, negli accordi, nelle armonizzazioni. Saperli identificare aiuta nell’analisi di brani musicali ma anche nell’esecuzione e interpretazione degli stessi.

In conclusione, lo studio degli intervalli musicali è uno step fondamentale per chiunque desideri acquisire una solida formazione teorico-musicale. La capacità di classificarli, riconoscerli ed eseguirli è requisito indispensabile per progredire nell’apprendimento della musica e per suonare con consapevolezza ed espressività. L’intervallo è un mattone essenziale su cui si fonda l’edificio del linguaggio musicale nella sua complessità.

Dispense

PDF – Gli intervalli

 

Discussioni sul gruppo Studenti di Pianosolo Maestro

Dopo la lezione hai dubbi? Contatta il tutor di Maestro sul gruppo studenti su Fb!
My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.