La preparazione alla performance

Lezione testuale

La preparazione di un pianista ad un’esibizione in pubblico è un processo complesso che va ben oltre il semplice studio tecnico ed interpretativo del brano. È fondamentale curare anche gli aspetti mentali e psicologici, in quanto sul palco entrano in gioco dinamiche diverse rispetto alla pratica tra le mura domestiche.

Innanzitutto, bisogna avere chiara la differenza tra lo studio privato e la performance pubblica in termini di atteggiamento mentale e livello di concentrazione. Se quando si prova da soli ci si può permettere distrazioni e tentativi, davanti al pubblico serve focalizzarsi al massimo per offrire un’esecuzione tecnicamente precisa ed emotivamente coinvolgente. La chiave è proiettare con la mente l’evento e prepararsi di conseguenza.

Un aspetto critico per molti è la paura del palcoscenico e dell’esibizione di fronte ad un pubblico. Spesso chi dimostra sicurezza e disinvoltura è perché fin da giovane ha avuto modo di confrontarsi con performance pubbliche, anche non necessariamente musicali. Per gestire l’ansia, è fondamentale acquisire fiducia nelle proprie capacità tecniche grazie ad un accurato studio, ed anche simulare a casa le condizioni dell’esibizione per abituarsi mentalmente. Qui entra in gioco anche la resilienza psicologica nell’accettare la possibilità di imperfezioni.

Da un punto di vista prettamente musicale, la competenza tecnica è il presupposto fondamentale per il controllo sul palcoscenico. Questo include un lavoro certosino sulla memoria, ad esempio definendo dei punti di riferimento da cui ripartire in caso di incertezze. Allo stesso tempo, è essenziale preparare strategie di gestione degli errori, siano essi dimenticanze o imprecisioni tecniche. Gli sbagli possono capitare anche ai migliori, ciò che conta è non lasciarsi sopraffare dallo stress e proseguire con grinta fino alla fine.

Oltre agli aspetti prettamente esecutivi, sul palco è fondamentale curare anche la componente comunicativa ed espressiva, che passa ad esempio da dinamiche, fraseggi e tocco. L’interprete deve lasciar fluire passione ed energia in modo naturale ma controllato, calibrandole per veicolare al meglio il messaggio musicale al pubblico. Deve insomma padroneggiare tutti i parametri della performance per offrire non una semplice esecuzione, ma una vera esperienza artistica coinvolgente.

È importante anche riconoscere che la resa non sarà sempre la stessa, e che ci possono essere variazioni anche significative tra una performance e l’altra. L’obiettivo non dev’essere quindi la perfezione assoluta, irraggiungibile, bensì garantire un livello base sempre adeguato alle aspettative, su cui costruire l’espressione artistica. Questo si ottiene ad esempio scegliendo un repertorio che sia nelle proprie corde tecniche, così da avere un buon margine di controllo anche di fronte a fattori imprevisti.

Aspetti come l’abbigliamento, la postura, i gesti, contribuiscono anch’essi alla resa sul palco, dove anche l’occhio vuole la sua parte. L’interprete deve curare la propria presenza fisica per apparire a proprio agio e trasmettere sicurezza, trovando il giusto equilibrio tra naturalezza e compostezza.

La scelta del programma da presentare è un momento chiave. I brani devono rispecchiare le proprie preferenze e punti di forza, ma anche incontrare il gusto del pubblico a cui ci si rivolge. Inoltre è importante creare varietà e contrasto nella scaletta, disponendo i pezzi in una sequenza coerente e dal punto di vista interpretativo e stilistico.

Proprio riguardo l’aspetto interpretativo, sul palco è essenziale restituire non una semplice esecuzione, ma un’autentica esperienza artistica che comunichi l’essenza della musica. Questo richiede sensibilità nell’adattare il proprio stile al brano, all’acustica e al pubblico, bilanciando espressività personale e rispetto delle intenzioni del compositore. L’obiettivo è coinvolgere gli ascoltatori, non lasciarli indifferenti né scandalizzarli con forzature.

Si arriva così al difficile equilibrio tra tecnica e musicalità: la prima è mezzo imprescindibile ma deve sempre essere funzionale alla seconda, al “talento musicale”, per usare una celebre espressione. Il pubblico percepisce e apprezza anzitutto la capacità di cogliere e trasmettere il messaggio emotivo della musica.

In definitiva, ogni interprete deve riuscire a lasciare un’impronta personale pur rispettando lo spirito dell’opera, in una sintesi non scontata tra fedeltà e ricerca espressiva. Il riscontro del pubblico può essere imprevedibile, e la critica non sempre coglie tale difficile bilanciamento. L’artista comunque deve aver chiaro l’obiettivo della performance, concentrandosi sul proprio messaggio più che sul compiacere i gusti altrui.

Ogni esibizione è occasione di crescita, grazie anche al riscontro esterno. L’interprete deve affinare costantemente interpretazione e tecnica in un continuo divenire. In definitiva i concerti sono momento di condivisione dell’arte, di elevazione della cultura ma anche di miglioramento personale.

 

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